I Concerti
Nel tempo, le nostre proposte di spettacolo si sono differenziate, sia sotto il profilo delle tematiche che sotto quello degli stili. Ad oggi sono disponibili:
Asabesi

L'infanzia custodisce un prezioso tesoro: la vita è tutta da inventare, tutto è ancora possibile, la fantasia, il gioco e, la leggerezza di pensiero accompagnano anche i momenti più tristi. La realtà è spesso vista con gli occhi della semplicità e dell'originalità che caratterizza gli spiriti liberi e l'infanzia è forse uno dei periodi della nostra vita nel quale è davvero possibile esserlo.

Con ASABESI vogliamo proporvi "bon bon" di memoria: ci siamo voluti regalare la possibilità di giocare, con i nostri ricordi un po' matti, allegri, tristi, strampalati e sì anche un po' magici. Sicuramente abbiamo colto solo alcuni parziali aspetti, questo è nella natura delle cose, ma speriamo che la nostra proposta risulti morbida e fresca proprio come la caramellina alla liquerizia  che dà il titolo al nostro spettacolo.

In scena una compagine tutta acustica e inusuale: due lettrici/attrici giocosamente complici, un direttore musicale suonato come una campana, un pianista e un flautista bravissimi e pieni di capelli, un coro di giovani promesse, un orchestrina di chitarre a modo.

Che tutto questo sia arte non lo sappiamo come non lo sanno i bambini, ma che di queste cose, loro i bambini, non se ne curano ... speriamo ne ridano!  

Nadal Encara
I ben collaudati spettacoli incentrati sul Natale dal titolo “Nadal encara”; in questo caso il lavoro della ns. Ensemble ha messo a punto un concerto-viaggio, traendo spunto idealmente dalla narrazione sacra del viaggio di Giuseppe e Maria per sfuggire alle persecuzioni e mettere così al mondo Gesù. Lo spettacolo affronta il tema del viaggio con brani a sfondo sacro. Si tratta in gran parte di inediti risalenti a epoche varie, provenienti da molte parti d’Europa, con una predilezione per l’Est europeo; la matrice è di volta in volta popolare, tradizionale o semi-colta, di composizione, il tutto legato in un percorso con l’ausilio di piccoli frammenti presi a prestito da autori letterari noti e meno noti, filastrocche, piccole azioni sceniche. Le suggestioni trasmesse rievocano momenti di festa e di devozione ma forniscono anche spunti di riflessione sulla realtà nella quale viviamo. La formazione prevista per questo tipo di spettacolo è composta dal coro (diviso in 4 sezioni, con eventuali solisti ove necessario) e fino a 7 musicisti tutti di ottima levatura e di provata esperienza, che si cimentano con una miriade di strumenti acustici, dalle percussioni alle corde, dai fiati alla fisarmonica, dalla zampogna orobica (baghèt) al contrabbasso. Questo spettacolo è già stato replicato più di 150 volte in chiese, teatri, sale civiche, con grande apprezzamento del pubblico e dei committenti.
Pitoti
“Pitoti” (singolare = “pitoto”) è il nomignolo dialettale che i locali hanno dato alle figure antropomorfe scolpite in grande quantità sulle rocce della Valcamonica (BS) in uno dei più grandi siti archeologici mondiali.
Prendendo spunto da questi segni lasciati da uomini antichi, abbiamo pensato che forse anche per noi è importante cercare di elaborare i nostri segni e lasciare le nostre tracce.
Le tracce che ci sono più congeniali sono naturalmente quelle musicali.
Abbiamo perciò lavorato con spirito rinnovato su brani tradizionali inediti della nostra provincia, cioè sulle radici del nostro territorio, come punto di partenza, passando anche da periodi più recenti della nostra storia, per poi spingerci verso nuove composizioni
dove i nostri “segni” musicali diventano più aderenti al nostro sentire di uomini contemporanei.
I temi dei brani sono i più svariati, come sfaccettate sono le nostre vite e quelle di tutti coloro che, dai Pitoti fino ai nostri padri, ci hanno preceduto.
Alla garibaldina ... mille camicie e una storia
Ferruccio Filipazzi e CantarCheVai

Un repertorio incentrato su temi inerenti il periodo risorgimentale, all’interno del quale confluiscono i frutti di ricerche svolte sul territorio alla scoperta di canti nati in quel periodo e di brani di composizione contemporanea che si riferiscano al Risorgimento e alle sue figure storiche. Tale progetto si avvale della collaborazione e della regia dell’attore Ferruccuio Filipazzi; quest’ultimo ha curato una scelta di contributi e la stesura di un testo teatrale che costituisce l’ossatura dello spettacolo

 
Alla Luna ...
Ferruccio Filipazzi e CantarCheVai

Ferruccio Filipazzi – la voce che racconta
Coro Cantarchevai – la musica
Omaggio alla luna attraverso le pagine di Sermonti, Allende, Calvino, Quarenghi, Carter, accompagnato dalle affascinanti atmosfere del coro Cantarchevai.
 
Favola di Natale
Ferruccio Filipazzi e CantarCheVai
in un recital di Giovannino Guarschi per coro, piccola orchestra e voce narrante, Canti e musiche della tradizione…..si intrecceranno con la piccola e semplice storia

Questa favola è nata in un campo di concentramento del Nordovest germanico nel dicembre del 1944 e le muse che l’ispirarono si chiamavano Freddo Fame e Nostalgia.
Questa favola io la scrissi rannicchiato nella cuccetta inferiore di un letto a “castello” biposto e sopra la mia testa c’era la fabbrica della melodia. Tra i sei o settemila ufficiali prigionieri nel lager c’erano professionisti e dilettanti di musica e di canto. Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e infreddoliti e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d’angora. Si avvicinava il secondo natale di prigionia. Qualcuno era riuscito a salvare il suo strumento, qualche strumento lo prestarono i prigionieri francesi del campo vicino. Coppola concertò le musiche e istruì orchestra, coro e cantanti. I violinisti non riuscivano a muovere le dita per il gran freddo; per l’umidità i violini si scollavano, perdevano il manico. Le voci faticavano a uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo. Ma la sera della vigilia, nella squallida baracca del “teatro”, zeppa di gente malinconica, io lessi la favola.
“Io vi racconterò una favola, e voi la racconterete al vento di questa sera, e il vento la racconterà ai vostri bambini. E anche alle mamme e alle nonne dei vostri bambini, perché è la nostra favola: la favola malinconica di ognuno di noi”.
Io, la sera della vigilia del ’44, conclusi con queste parole la promessa: ma il vento avrà sentito? O, se ha sentito, sarà riuscito poi a superare i baluardi della censura? O, lungo la strada, avrà perso qualche periodo? Ci si può fidare del vento in un affare così delicato? Di qui l’idea di stampare la fiaba: il papà ex internato potrò così raccontarla al suo bambino, e da queste povere parole che sanno di fame, di freddo e di nostalgia il bambino capirà forse quel che il papà soffriva, lassù nei desolati campi del nord. Ho mantenuto la promessa e pago il mio debito: eccovi la favola.
C’era una volta…..

Giovanni Guareschi

In nome della Madre
Ferruccio Filipazzi e CantarCheVai
in un recital natalizio di Erri De Luca per coro, piccola orchestra e voce narrante, Canti e musiche della tradizione…..si intrecceranno con il poetico racconto.

Racconto corale e profondamente poetico “In nome della madre” è la narrazione dal punto di vista di Miriàm/Maria, della sua gravidanza, dall’annuncio dell’avvento all’offerta finale di suo figlio a Dio attraverso la preghiera di non portarglielo via prima dei 30 anni.

Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme, in pochi minuti Miriàm da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo. Erri De Luca, che ha lungo e da autodidatta studiato l’yddish e l’ebraico per tradurre la Bibbia, in questo libro è riuscito, da uomo non credente e soprattutto da uomo, a rendere la storia di Giuseppe e Maria con parole estremamente delicate e reali.
Miriàm non è la donna sacra ma la consacrata, una ragazza che d’improvviso si trova a dover affrontare le severe leggi ebraiche circa l’avere nel grembo un bambino al di fuori del matrimonio.Per la legge ebraica i fidanzati erano già sposi con la promessa pur non vivendo ancora sotto lo stesso tetto, quindi la sua gravidanza era illegale, era adulterio punibile con la morte per lapidazione. Giuseppe “bello da baciarsi le dita” racconta Maria, cerca un motivo qualsiasi pur di evitare la lapidazione che l’avrebbe costretto a tirare lui la prima pietra contro la donna che ama e in cui crede, ma motivo non c’è e Maria nell’accettazione tace.Tutta la comunità è contro di lui ma Giuseppe sfida tutte le leggi per l’amore viscerale che sente verso la sua donna. Durante il viaggio verso sud per il censimento, Miriàm capirà che quel viaggio lungo e lontano da Nazareth sarebbe avvenuto lo comunque, per far nascere quella creatura lontano da sguardi cattivi e sputi dietro i suoi passi. Miriàm dopo il parto, sola in una capanna con l’asina e il bue, racconta al suo bimbo che il bue li ha ospitati. Miriàm partorisce sola, senza sapere come e perché le sue mani sanno, con il coltello di Giuseppe taglia il cordone ombelicale, lava il bimbo e lo allatta. Miriàm anche durante il viaggio, come ogni madre, parla al suo bambino ancora in grembo, gli spiega l’alto e il basso, la luce e la notte, cosa sono le stelle, cosa vedrà alla sua nascita. Dopo il parto, stringendo il bambino al petto sazio di latte ha delle immagini, come preveggenza, di ciò che sarà il futuro di suo figlio, ma non ne vede la morte.
Figlio nato a Bet Lèhem:casa di pane. Miriàm prega Dio impaurita “Sia nessuno questo tuo Ieshu, sia per te un progetto accantonato, uno dei tuoi pensieri usciti di memoria. Ti pregano già tanto di ricordare questo e quello. Scordati di Ieshu”. Da madre teme che il figlio subisca il male, parla col bambino che conosce i suoi pensieri “Aspetto il tuo primo sorriso per coprirlo, che non abbagli il mondo e ti denunci”.
Toccando il corpo della creatura Miriàm ha una visione, una festa di nozze ma non è Ieshu lo sposo, loro sono invitati. Lei, nella visione, gli chiede qualcosa e il figlio la guarda arrossendo, confuso, non vuole ma ubbidisce.Miriàm non sa cosa gli chiederà né cosa lui farà ma sa che sarà in quel momento che lo consegnerà a Dio. ”Non dico così sia, dico:non sia prima di così” invoca pregando.

“In nome della madre” è un racconto di una bellezza e di un amore immenso, viscerale, di Giuseppe verso Miriàm e un legame unico e assoluto tra madre e figlio fino al distacco dal corpo, attraverso la nascita.
Erri De Luca riesce in poche pagine a descrivere la forza, il silenzio e la difficile accettazione di Miriàm di un destino che da madre sente implacabile, destinato, al quale non può opporsi ma solo chiedere che avvenga il più tardi possibile.
Una storia vera perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista e non da quello degli uomini.
Erri De Luca la rende vera, carne e sangue, donna impaurita ma forte, forte da sfidare leggi e villaggio senza mai abbassare la testa. Una donna che difende suo figlio, solo suo, da tutti e che per quel figlio non teme nemmeno la morte per lapidazione, come la legge comandava.

Il prodigio della notte di Natale, è per Erri De Luca, il parto della vergine è la festa della madre. E’ un racconto tradotto, il più fedelmente possibile, dalle scritture.
Racconto corale e profondamente poetico “In nome della madre” è la narrazione dal punto di vista di Miriàm/Maria, della sua gravidanza, dall’annuncio dell’avvento all’offerta finale di suo figlio a Dio attraverso la preghiera di non portarglielo via prima dei 30 anni.